| Antonio
Recalcati, Italian (1938 - )
The story of Recalcati's life
before anything else is the story of a painter. Recalcati's
memorable works allow us an intimacy the anguish, glory and
power of Recalcati's inquest into his fragile silent meditations
and brutal battle with his instrument. Recalcati's paint brush
emerges as a silent drifting hope that cannot give meaning to
words but is the conductor of energy during the sacrament of
inspiration.
The brush is a constant
quiet shadow which assumes a pose of inactivity and and retirement,
yet infiltrates the mind in an obessional manner. The eloquent
gestures in Recalcati's work fills the viewer with a sense of
awe at their assertive and autonomous existence in contrast
with our diminishing sense of self. The viewer participates
in these illuminating glimpses of forces within and comes to
appreciate and understand the artist's intense feeling of vocation
and respect for his art. The Metaphysical connection between
Recalcati and his visions is preserved in these paintings. His
search for identity, his presence, his absence, like the atmosphere,
dissolves as he belongs to the memory that continues to take
from his paintings.
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Né en 1938 en Italie
Entre 1960 et 1962 il expose à Venise, Bruxelles .Sa
production de jeunesse gravite, d'abord, dans un espace informel
mais, dès 1960, avec le cycle impronte" (Empreintes)
(peintures obtenues par l'impression de son corps et de ses
vêtements directement sur les toiles) il exprime sa volonté
de dépasser ces limites.
En 1963 il s'installe à Paris où il rencontre
les peintres Gilles AILLAUD, Eduardo Arroyo et Paul Rebeyrolle.
Dans les années "70" sa peinture aborde des
thèmes d'engagement social et représente des sujets
tels que les luttes estudiantines, les conditions de la classe
ouvrière dans les périphéries des grandes
agglomérations Entre 1965 et 1971, il accomplit de nombreux
voyages à New York, au Vénézuéla,
au Mexique, à Cuba, au Brésil et en Extrême
Orient.
En 1980, Recalcati s'installe à New- York, jusqu'à
l'été 1985..En 1990 il se rapproche une nouvelle
fois de la céramique suite à son séjour
à Albisola Marina où il produit, à la manufacture
San Giorgio, une série de 656 vases. Son intérêt
pour les "paysages" New yorkais (les rues, les trottoirs,
les reflets dans les flaques d'eau, les terrains de basket et
autres portraits de joueurs) se poursuit jusqu'à la fin
des années "80" avec la série "After
Storm" (Après l'Orage) présentée à
la Galerie Philippe Daverio de Milan en 1988.
1992 marque le début de son travail de sculpteur à
Carrare, et par la suite à l'atelier Angeli à
Querceta.En 1996, retour à la peinture.
Nato a Bresso nel 1938, Recalcati si forma giovanissimo in
pittura in un clima milanese di tendenza astratta ai confini
dell'informale, ma con una propria impronta personale di "indubbia
e raffinata sensibilità del mezzo espressivo, del disegno,
più che della materia" come lo presenta Roberto
Sanesi alla sua prima personale milanese. Negli anni Sessanta
si impone all'attenzione della critica internazionale con un
lavoro di recupero di una figurazione di intensa partecipazione
emotiva e di concreto richiamo al reale. Nascono le "impronte"
con le quale egli fissava sulla tela le sagome, le tracce del
corpo e degli indumenti attraverso immagini di alta tensione
simbolica dettate da avvenimenti di cronaca di quella anonima
esistenza popolare e proletaria che si trascinava nei casermoni
della periferia urbana milanese: immagini delle angosce, dei
dubbi, delle paure, dell'individuo nel sentirsi inadeguato all'interno
di una societa di massificazione capitalistica. Negli anni succesivi
la sua indagine sull'uomo va approfondendosi e ampliandosi in
un discorso di rappresentazione della solitudine individuale
in rapporto alla realtà delle moderne metropoli. Nascono
così immagini, di fredda oggettività, di città
costruite come grandi collage e non importa che siano Parigi,
New York o Londra, il riferimento è verso la vita irta
di contrasti, carica di tensioni, segnata dalle logiche del
mercato economico, dalla produzione industriale, dalla tecnologia,
dagli avvenimenti internazionali, dalla crescita demografica,
da guerre e conflitti politici. Cambiano i tempi, cambiano gli
scenari, ma sembra che i problemi non cessino affatto, cambiano
solo forma ed espressione. Rapporti irrisolti dunque, come resta
irrisolto il senso di vuoto e di assenza che è sempre
protagonista nell'opera di Recalcati, anche quando, negli anni
Novanta, decide di abbandonare la pittura per concentrarsi sulla
scultura in marmo e in terracotta. Senta la necessità
forte di dare forma ad un nuovo linguaggio, con rinnovata energia
e forza, "a nuove immagini fantastiche ed arcane - come
puntuallizza Giovanni Anzani in catalogo - in cui si combinano
felicemente forme di pura invenzione, elementi astratti e motivi
figurativi già sperimentati in precedenza.... Dove ancora
una volta emerge un modo di operare controcorrente, maturato
sulla base di una fervida inventiva e di una disincantata scelta
linguistica che hanno condotto Recalcati a guardare e a penetrare
la realtà senza reticenze"
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